TV vs approfondimento critico

quinto potere

Sull’esigenza di una corretta informazione

Nel 1976 Sidney Lumet denunciava nel film “Il quinto potere” lo slittamento degli interessi politici dalla carta stampata ai nuovi media televisivi. Max Weber ha potuto enunciare il paradosso che un evento è vero solo se viene ripreso e diffuso televisivamente. Anche la classe politica italiana risulta particolarmente sensibile al fenomeno: ai comizi in piazza del nostro dopoguerra dei documentari in bianco e nero si  sono sostituiti i primi piani nei salotti televisivi. La TV consolida il consenso, i giornali no. Semmai danno luogo ad approfondimenti critici. La carta stampata ha perso sempre più il peso politico al punto che resistono – con gravi difficoltà – solo le testate dotate di maggiore prestigio ed autorevolezza. Infatti non bisogna lasciarsi ingannare dal recente proliferare di nuovi quotidiani dai più svariati orientamenti politici. Un recente servizio di Report ha messo in luce come tale fenomeno è prodotto da una normativa che finanzia senza alcun controllo tutti i quotidiani di indirizzo culturale-politico purché rispondano ad alcuni requisiti, tra i quali la garanzia di almeno due parlamentari.  Ne risultano quotidiani che vengono distribuiti gratuitamente o addirittura che non vedono nemmeno la diffusione in edicola. Ma la finalità di tali iniziative non è solo quella di redistribire ricchezza tra i giornalisti più o meno qualificati e legati al potere politico, bensì apparire nei TG della notte, mettendo in evidenza i titoli delle prime pagine: creare ulteriore consenso politico in TV. (Sarebbe interessante verificare se esistono effettivamente le pagine successive alla prima…). Il risultato è lo svilimento del giornalismo di approfondimento e d’opinione sempre più costretto in pochi spazi all’interno delle pagine di cultura o di alcune riviste specializzate. Ne conseguono serie difficoltà di rimanere informati, di raccogliere dati e documenti su fenomeni rilevanti che quotidianamente noi architetti annotiamo nelle città e nel territorio, che influiscono sul nostro lavoro, sulla concezione del progetto.  Per quanto mi riguarda, leggo la selezione della stampa estera presentata settimanalmente dall’Internazionale.

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Una risposta a TV vs approfondimento critico

  1. PEJA scrive:

    Analoga cosa avviene nella critica d’architettura, che orami si sta trasformando in mera divulgazione. Divulgazione inutile per l’altro, essendo racchiusa all’interno di se stessa. Molti discorsi d’architettura tra l’altro si stanno appiattendo su questioni politiche interne, sociologiche, antropologiche, e questo comporta, come ricorda saggiamente Roberto Terrosi in Àgalma n°16, la storia dell’arte sta perdendo la propria peculiarietà, perchè ha scambiato l’interdisciplinarietà con la faciloneria: tutti sono sociologi, o fanno discorsi da tali, tutti sono antropologi, o fanno discorsi da tali. All’inverso, sociologi, antropologi, ma soprattutto politici, ahimè, parlano d’architettura. Anche se il mio commento sembra off topic, in realtà non lo è, perchè rispecchia la situazione televisiva attuale.
    A presto,
    Pilia Emmanuele

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