San Pellegrino: l’esperienza del Logo – Territorio # 03

Visitare trent’anni fa la città di San Pellegrino in val Brembana era come viaggiare nel tempo. L’Hotel principale era abbandonato, così come vuote erano il Casinò, le terme e i suoi giardini. Il resto era solo un grande scalo merci, un piazzale a perdita d’occhio pieno di container carichi di bottiglie d’acqua minerale in attesa di essere trasportate all’altro capo del mondo. Nulla a che vedere con la magnificenza che l’aveva resa celebre tra le città termali alla fine dell’800. La multinazionale Nestlé che ha rilevato la società una decina di anni fa, ha per prima cosa indetto un concorso per la ristrutturazione dell’intero complesso termale, compresi i giardini retrostanti e il parco, con l’obiettivo di renderlo accessibile al pubblico locale e ad un nuovo e diverso turismo termale. Tuttavia i costi di ristrutturazione, così come rilevato dal prof. Roberto Masiero (IUAV di Venezia) che ha preso parte alla fase di redazione del progetto, non potevano essere giustificati unicamente degli introiti provenienti dalla fruizione turistica degli impianti termali e dell’hotel. In realtà non era quella la finalità del progetto, ma di rafforzare il logo: dimostrare cioè che il luogo disegnato sulla nota etichetta della bottiglia di acqua minerale esisteva davvero e si poteva visitare; si poteva vivere cioè, l’esperienza termale presso stabilimenti della stessa acqua che si consumava al tavolo di un ristorante italiano a Londra, New York, Tokyo o Shangai. Come sottolineato dalla pubblicità del sito internet “San Pellegrino è il migliore ambasciatore della cucina e dello stile di vita italiano”. Ad una idea così geniale ci è arrivata una multinazionale che, a quanto pare, dello stile italiano ne ha fatto un business e non solo per aver inventato il caffè espresso in capsule. Infatti la società d’origine svizzera è tra i membri fondatori della Fondazione Altagamma, il cui fine principale è il promuovere a livello internazionale il top dell’industria italiana e la sua cultura. Quindi la Nestlé si trova ora proprietaria di numerosissime aziende alimentari nel nostro paese e di una buona parte del comparto dell’acqua minerale tra cui Acqua Panna, Santa Maria, San Bernardo e Recoaro; ed è possibile che gli investimenti in Italia non si fermino alle acquisizioni dei soli stabilimenti, almeno a giudicare dallo slogan pubblicitario che cita addirittura Friedrich Nietzsche “Recoaro, come paesaggio è una delle mie più belle esperienze!”.

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