L’Italia vista dall’Italia. Esperienze di paesaggio a Barcellona

Esperienze di Paesaggio. Giovedì 28 novembre 2013, ore 19.00. Aula C B12, EtsaB Universitat Politecnica de Catalunya, Barcellona.

Presentazione del Master in Architettura del Paesaggio a cura di Antonio Angelillo e Susanna Curioni.
Conferenza progetti di architettura del paesaggio CZ studio. Paolo Ceccon e Laura Zampieri.

All’origine dell’evento la constatazione che l’Architettura del Paesaggio nell’area mediterranea dell’Europa passa attraverso una storia di esperienze comuni. Un gioco di specchi tra una sponda e l’altra del Mediterraneo ha di fatto costruito a partire dagli anni ‘70 una visione dell’architettura e del paesaggio in cui entrambe le culture progettuali, quella italiana e quella della penisola iberica, si vedono riflesse. Mentre la disciplina dell’Architettura del Paesaggio ha seguito da oltre un secolo un percorso istituzionalmente riconosciuto nelle aree anglosassone e scandinava, di fatto a meridione, a parte alcune rare eccezioni tra cui Porcinai e Pizzetti, sono stati gli architetti ad estendere il loro “territorio” dall’edificio alla città e poi al paesaggio; categoria questa presa a prestito dalla geografia per conoscere e spiegare i fenomeni non riconducibili all’urbanizzazione. Esiste una serie di esperienze che puntualmente segnano le attività professionali dei più rilevanti studi italiani  a cavallo delle seconda guerra mondiale (BBPR, Bottoni, D’Olivo, Samonà, Ponti, Libera, Ricci, Valle): una attenzione da parte del movimento moderno verso il paesaggio come “forma del territorio” ben sintetizzata nel “Territorio dell’architettura” da Vittorio Gregotti del 1966. Il dialogo intrapreso dalle generazioni successive ai CIAM sull’asse Barcellona-Milano ha senz’altro influenzato gli indirizzi degli studi e delle sperimentazioni progettuali, anche se autonomamente condotte. Si può citare l’anno 1983 come un momento significativo in cui il discorso comune, anche se in condizioni politiche istituzionali completamente diverse, emerge attraverso strumenti collettivi nati da una esigenza di studio e comprensione dei fenomeni che attraversano il territorio. Quell’anno infatti coincide con l’avvio della prima edizione del Master in Architettura del Paesaggio della UPC di Barcellona nella cui fondazione ricopriva un ruolo rilevante Rosa Barba che, è giusto ricordarlo, guardava con interesse l’evoluzione teorica della cultura progettuale italiana sul territorio (*). Ma coincide anche con la pubblicazione del primo numero di “Casabella” della serie diretta da Vittorio Gregotti, esperienza che si estinguerà nel 1996. Il primo all’interno del Dipartimento di Urbanistica del Politecnico di Barcellona, la  seconda all’esterno e distante dal mondo accademico italiano, veicolato invece attraverso il libero mercato dell’editoria internazionale. Gli editoriali e i numeri monografici di “Casabella” (Il disegno del paesaggio italiano, il disegno degli spazi aperti) influenzeranno la cultura architettonica italiana sul paesaggio esattamente come il Master ha formato intere generazioni di professionisti. Il mancato avvicendamento generazionale negli anni ’90 ha costretto l’architettura italiana, bloccata nell’immagine creata di sé, a guardare con attenzione ciò che avveniva nella libera evoluzione iberica, esattamente il contrario di quanto accaduto nel primo dopoguerra. Potremmo quindi avanzare, con le dovute riserve, l’ipotesi che proprio grazie a questo dialogo a distanza si stia formando una certa consapevolezza della presenza di una identità comune dell’area meridionale d’Europa; una identità senz’altro fragile e parziale, ma evidentemente rintracciabile negli approcci metodologi e nei temi progettuali trattati in forma sperimentale che sicuramente differenziano la Catalogna e il nord Italia dalle scuole storicamente consolidate nel nord Europa.

L’insieme delle opere di CZ Studio, con sede a Marghera, risulta senza dubbio tra le più rappresentative esperienze progettuali realizzate in Italia, ove purtroppo la resistenza del mondo accademico non ha permesso una naturale evoluzione della sperimentazione pratica e della ricerca teorica dei temi trattati dagli architetti nel campo del paesaggio. E’ significativo che Paolo Ceccon e Laura Zampieri, più volte segnalati come finalisti nella Biennale del Paesaggio di Barcellona, ambiente con cui hanno instaurato solidi rapporti, provengano proprio dalla Facoltà di Architettura di Venezia dove le indagini progettuali sul territorio realizzate nei corsi di Vittorio Gregotti, Bernardo Secchi e molti altri, influenzarono l’ambiente didattico tra gli anni ‘80 e ‘90.

Sorta nel 1994 quasi a sostituzione e come normale prosecuzione dell’attività di ricerca operata della redazione di  “Casabella” della direzione Gregotti, ACMA Centro Italiano di Architettura di Antonio Angelillo, ex redattore della rivista e anch’egli formatosi a Venezia, promuove attività di sensibilizzazione e promozione verso la qualità dell’architettura e del paesaggio sondando temi di progettazione innovativi collegabili alla emergente sensibilità ambientale. Nella ricerca di nuovi percorsi non designati dal mondo professionale ed accademico italiano, vengono intercettate le esperienze internazionali elaborate all’interno del Master in Architettura del Paesaggio della UPC di Barcellona con cui viene avviato a partire dal 2008, a Milano, l’edizione italiana.

(*) Rosa Barba. Paisaje. Entre el analisis del entorno y el diseno del expacio esterior. “Quaderns d’Arquitectura” n. 153 septiembre 1982.

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