<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	>
<channel>
	<title>Commenti per ANTONIOANGELILLO.IT</title>
	<atom:link href="http://www.antonioangelillo.it/comments/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.antonioangelillo.it</link>
	<description>ARCHITETTURA &#38; PAESAGGIO  -  BLOG DI INFORMAZIONE E CRITICA INDIPENDENTE</description>
	<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 11:37:48 +0000</pubDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.7</generator>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
		<item>
		<title>Commenti su EXPO Milano 2015. Un commento al Conceptual Master Plan di Mario Carminati</title>
		<link>http://www.antonioangelillo.it/2010/02/19/expo-milano-2015-un-commento-al-conceptual-master-plan/comment-page-1/#comment-2594</link>
		<dc:creator>Mario Carminati</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 22:44:34 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.antonioangelillo.it/?p=514#comment-2594</guid>
		<description>La sfida EXPO è interessante; a parte qualche perplessità sulla “macchina” organizzativa, mi chiedo anch’io che tipo di valutazione sia stata fatta sulle gestione delle aree post - expo (in fondo l’expo ha durata limitata, non dovrebbe essere limitato invece ciò che resterà). Vedo grande fervore nelle amministrazioni locali per infrastrutture viarie e “business edilizio” con relativo ulteriore consumo di suolo; vedo molto meno una riflessione sul destino dell’agricoltura periurbana (a causa dello “sprawl” edilizio ormai quasi tutta l’agricoltura lombarda tende ad essere “periurbana”…) Confido nel contributo di Petrini, ma non mi sembra molto ascoltato. Nei PGT lombardi vedo pochissimi contributi da parte di dottori agronomi e forestali: non mi sembra un grande sintomo di attenzione al tema della sbandierata “sostenibilità”…</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La sfida EXPO è interessante; a parte qualche perplessità sulla “macchina” organizzativa, mi chiedo anch’io che tipo di valutazione sia stata fatta sulle gestione delle aree post - expo (in fondo l’expo ha durata limitata, non dovrebbe essere limitato invece ciò che resterà). Vedo grande fervore nelle amministrazioni locali per infrastrutture viarie e “business edilizio” con relativo ulteriore consumo di suolo; vedo molto meno una riflessione sul destino dell’agricoltura periurbana (a causa dello “sprawl” edilizio ormai quasi tutta l’agricoltura lombarda tende ad essere “periurbana”…) Confido nel contributo di Petrini, ma non mi sembra molto ascoltato. Nei PGT lombardi vedo pochissimi contributi da parte di dottori agronomi e forestali: non mi sembra un grande sintomo di attenzione al tema della sbandierata “sostenibilità”…</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su EXPO Milano 2015. Un commento al Conceptual Master Plan di admin</title>
		<link>http://www.antonioangelillo.it/2010/02/19/expo-milano-2015-un-commento-al-conceptual-master-plan/comment-page-1/#comment-2589</link>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 11:50:49 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.antonioangelillo.it/?p=514#comment-2589</guid>
		<description>Avendo letto l'articolo, e le due proposte a cui si fa riferimento,penso che siano interessanti entrambe,sia quella di creare un grosso polmone di verde legato agli scambi commerciali dei prodotti,sia di tener conto delle attività e spazi urbani,architetture, che rappresentino una testimonianza delle tradizioni dei luoghi.
L'ideale a mio avviso sarebbe di integrare le due proposte d'intevento,in modo da evitare il rischio di creare un'area a verde di grandi proporzioni,di sicura valenza produttiva ed ambientale,ma che faccia tabula rasa del patrimonio,sia esso rurale che urbano,di interesse culturale.
(Maria Irene Vairo)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Avendo letto l&#8217;articolo, e le due proposte a cui si fa riferimento,penso che siano interessanti entrambe,sia quella di creare un grosso polmone di verde legato agli scambi commerciali dei prodotti,sia di tener conto delle attività e spazi urbani,architetture, che rappresentino una testimonianza delle tradizioni dei luoghi.<br />
L&#8217;ideale a mio avviso sarebbe di integrare le due proposte d&#8217;intevento,in modo da evitare il rischio di creare un&#8217;area a verde di grandi proporzioni,di sicura valenza produttiva ed ambientale,ma che faccia tabula rasa del patrimonio,sia esso rurale che urbano,di interesse culturale.<br />
(Maria Irene Vairo)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su EXPO Milano 2015. Un commento al Conceptual Master Plan di carlo fantacci</title>
		<link>http://www.antonioangelillo.it/2010/02/19/expo-milano-2015-un-commento-al-conceptual-master-plan/comment-page-1/#comment-2579</link>
		<dc:creator>carlo fantacci</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 05:45:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.antonioangelillo.it/?p=514#comment-2579</guid>
		<description>Complimenti per l'articolo che ho trovato molto interessante.
Vedendo le immagini mi chiedo se il progetto tiene conto dei mezzi necessari per la coltivazione degli orti, ovvero da dove passano e dove verranno rimessi i trattori, carri etcc..
saluti
carlo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Complimenti per l&#8217;articolo che ho trovato molto interessante.<br />
Vedendo le immagini mi chiedo se il progetto tiene conto dei mezzi necessari per la coltivazione degli orti, ovvero da dove passano e dove verranno rimessi i trattori, carri etcc..<br />
saluti<br />
carlo</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Ho tanti progetti per il futuro di Lisbona. Intervista con Manuel Salgado di marco lucchini</title>
		<link>http://www.antonioangelillo.it/2010/01/14/ho-tanti-progetti-per-il-futuro-di-lisbona-intervista-a-manuel-salgado/comment-page-1/#comment-2550</link>
		<dc:creator>marco lucchini</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 11:29:38 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.antonioangelillo.it/?p=434#comment-2550</guid>
		<description>Leggendo l'approfondita intervista di Antonio Angelillo appare evidente l'elevato grado di lungimiranza dell'amministrazione di Lisbona che sembra -almeno dalle dichiarazioni di Salgado- essere in grado di fare le scelte giuste appoggiandosi a progettisti di provata competenza. E' evidente che anche in Portogallo permangono dei problemi ma il numero direi rilevante di architetture di qualità ha sicuramente portato ad una qualità alta del paesaggio. Soprattuto dalle parole di Salgado traspare l'influenza rilevante della cultura architettonica e disciplinare sulle scelte politiche. Da noi purtroppo non è così. Basta guardare le trasformazioni recenti di Milano</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Leggendo l&#8217;approfondita intervista di Antonio Angelillo appare evidente l&#8217;elevato grado di lungimiranza dell&#8217;amministrazione di Lisbona che sembra -almeno dalle dichiarazioni di Salgado- essere in grado di fare le scelte giuste appoggiandosi a progettisti di provata competenza. E&#8217; evidente che anche in Portogallo permangono dei problemi ma il numero direi rilevante di architetture di qualità ha sicuramente portato ad una qualità alta del paesaggio. Soprattuto dalle parole di Salgado traspare l&#8217;influenza rilevante della cultura architettonica e disciplinare sulle scelte politiche. Da noi purtroppo non è così. Basta guardare le trasformazioni recenti di Milano</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Ho tanti progetti per il futuro di Lisbona. Intervista con Manuel Salgado di Renzo Marrucci</title>
		<link>http://www.antonioangelillo.it/2010/01/14/ho-tanti-progetti-per-il-futuro-di-lisbona-intervista-a-manuel-salgado/comment-page-1/#comment-2542</link>
		<dc:creator>Renzo Marrucci</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 16:26:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.antonioangelillo.it/?p=434#comment-2542</guid>
		<description>Dalle righe si dovrebbe capire che Lisbona ha scelto un'assessore in grado di capire la città e svolgere idee e programmi chiari.  Almeno dall'impostazione dell'intervista credo di riconoscere una disposizione di vedute che hanno senso organico poi non sono in grado di entrare nel merito particolare delle scelta e del tipo di architettura che ne verrà fuori. Vedo però anche che l'uso delle archistar è quello che viene prediletto più che per qualificare... per seguire l'onda dei "sindaci" che vogliono marcare il territorio della città con "firme" e poi si vedrà quello che verrà. Intanto si concentra l'attenzione su Lisboa... questo aspetto mi pare sconfortante e banale. Ormai chi conquista una Giunta va sù con il cruccio di fare e contraddistinguersi e allora non si segue più la città anche se questo Salgado la dice lunga... Lisbona ha molta voglia di essere ricentrata in Europa ma io gli consiglierei per questo di usare i suoi architetti giovani e meno giovani,i suoi... perchè li vedo meno incrostati dei nostri e di altri e con una visione più chiara della storia e della qualità identitaria di quella terra. 
Renzo Marrucci</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dalle righe si dovrebbe capire che Lisbona ha scelto un&#8217;assessore in grado di capire la città e svolgere idee e programmi chiari.  Almeno dall&#8217;impostazione dell&#8217;intervista credo di riconoscere una disposizione di vedute che hanno senso organico poi non sono in grado di entrare nel merito particolare delle scelta e del tipo di architettura che ne verrà fuori. Vedo però anche che l&#8217;uso delle archistar è quello che viene prediletto più che per qualificare&#8230; per seguire l&#8217;onda dei &#8220;sindaci&#8221; che vogliono marcare il territorio della città con &#8220;firme&#8221; e poi si vedrà quello che verrà. Intanto si concentra l&#8217;attenzione su Lisboa&#8230; questo aspetto mi pare sconfortante e banale. Ormai chi conquista una Giunta va sù con il cruccio di fare e contraddistinguersi e allora non si segue più la città anche se questo Salgado la dice lunga&#8230; Lisbona ha molta voglia di essere ricentrata in Europa ma io gli consiglierei per questo di usare i suoi architetti giovani e meno giovani,i suoi&#8230; perchè li vedo meno incrostati dei nostri e di altri e con una visione più chiara della storia e della qualità identitaria di quella terra.<br />
Renzo Marrucci</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Ho tanti progetti per il futuro di Lisbona. Intervista con Manuel Salgado di admin</title>
		<link>http://www.antonioangelillo.it/2010/01/14/ho-tanti-progetti-per-il-futuro-di-lisbona-intervista-a-manuel-salgado/comment-page-1/#comment-2541</link>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 15:24:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.antonioangelillo.it/?p=434#comment-2541</guid>
		<description>Caro Angelilllo,
ho letto la tua intervista a Salgado, che contiene molti spunti di interesse. Pur scontando il possibile distacco  (anche a Lisbona) delle dichiarazioni di intenti dalle concrete realizzazioni, le tue domande e le sue risposte hanno toccato alcuni nodi nevralgici delle politiche urbanistiche d'area metropolitana. 
Tra questi, in primo luogo, il rapporto tra i grandi eventi e le politiche di sviluppo dell'area: il fatto che i progetti per l'EXPO 1998 siano stati inquadrati in una "riflessione strategica" complessiva - in particolare rivolta alla realizazione di nuove polarità di sostegno allo sviluppo urbano - e che la loro attuazione abbia lasciato segni importanti nel paesaggio urbano di Lisbona, induce  a qualche confronto critico con quanto è avvenuto o Torino con le Olimpiadi 2006 o quel che sta per avvenire a Milano per la prossima Esposizione.
In secondo luogo, mi sembra da sottolineare l'intento di utiizzare il patrimonio pubblico,compreso quello ereditato dal fascismo, non già per "far cassa"  trasformandolo in denaro liquido, ma per valorizzare ed arricchire gli spazi pubblici e la città nel suo complesso. 
In terzo luogo, non si può evitare di ribadire il ruolo dell'architettura -grandi nomi ma anche giovani emergenti - nel ridisegnare  il volto della città e nel costruire qualità ambientale.
Ritengo quindi che la tua intervista possa suggerire occasioni di stimolanti confronti con le situazioni e i problemi che si profilano nei contesti metropolitani del nostro paese.

Roberto Gambino</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Angelilllo,<br />
ho letto la tua intervista a Salgado, che contiene molti spunti di interesse. Pur scontando il possibile distacco  (anche a Lisbona) delle dichiarazioni di intenti dalle concrete realizzazioni, le tue domande e le sue risposte hanno toccato alcuni nodi nevralgici delle politiche urbanistiche d&#8217;area metropolitana.<br />
Tra questi, in primo luogo, il rapporto tra i grandi eventi e le politiche di sviluppo dell&#8217;area: il fatto che i progetti per l&#8217;EXPO 1998 siano stati inquadrati in una &#8220;riflessione strategica&#8221; complessiva - in particolare rivolta alla realizazione di nuove polarità di sostegno allo sviluppo urbano - e che la loro attuazione abbia lasciato segni importanti nel paesaggio urbano di Lisbona, induce  a qualche confronto critico con quanto è avvenuto o Torino con le Olimpiadi 2006 o quel che sta per avvenire a Milano per la prossima Esposizione.<br />
In secondo luogo, mi sembra da sottolineare l&#8217;intento di utiizzare il patrimonio pubblico,compreso quello ereditato dal fascismo, non già per &#8220;far cassa&#8221;  trasformandolo in denaro liquido, ma per valorizzare ed arricchire gli spazi pubblici e la città nel suo complesso.<br />
In terzo luogo, non si può evitare di ribadire il ruolo dell&#8217;architettura -grandi nomi ma anche giovani emergenti - nel ridisegnare  il volto della città e nel costruire qualità ambientale.<br />
Ritengo quindi che la tua intervista possa suggerire occasioni di stimolanti confronti con le situazioni e i problemi che si profilano nei contesti metropolitani del nostro paese.</p>
<p>Roberto Gambino</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Ho tanti progetti per il futuro di Lisbona. Intervista con Manuel Salgado di francesco maiorano</title>
		<link>http://www.antonioangelillo.it/2010/01/14/ho-tanti-progetti-per-il-futuro-di-lisbona-intervista-a-manuel-salgado/comment-page-1/#comment-2540</link>
		<dc:creator>francesco maiorano</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 09:02:06 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.antonioangelillo.it/?p=434#comment-2540</guid>
		<description>Le idee  e i propositi espressi da Salgado sulla “governance” di una città, area metropolitana come Lisbona, sono di grande interesse. In breve riassumono le visioni e le lezioni che ho appreso negli anni trascorsi studiando e lavorando a Venezia e a Milano. 
Del ragionamento sviluppato nell’intervista mi sembra di un certo interesse rilevare tre argomentazioni:
 Il primo: il rapporto tra sviluppo locale  e funzioni urbane. E’ questo un tema molto caro a personalità sensibili che “ragionano” con razionalità sulla rigenerazione urbana e sulla riqualificazione ambientale del territorio. In Puglia, ad esempio, nonostante molti buoni propositi di programmazione e avanzate leggi sul governo del territorio, il dibattito sviluppato attorno alle città capoluogo derivanti dai Piani strategici d’area vasta è stato poco “edificante” e per niente strategico, dove normalmente è prevalsa una visione generale a dir poco “provinciale” degli attori locali, carente proprio nel rapporto tra sviluppo, forma e funzioni urbane. 
- Il secondo punto di interesse,  mi sembra la volontà  politica, di guardare al patrimonio pubblico come  risorsa, si economica ma soprattutto strategica, nell’interesse della collettività, quindi non solo fattore per aumentare la liquidità finanziaria o ridurre debiti di bilancio. E’ evidente una condizione socioeconomica avanzata di tutti gli attori sociali.
- Infine mi sembra rilevante la proposizione e il ruolo dell’ all’architettura contemporanea quale elemento distintivo della città.  Questo è altro tema che riassume, nelle mie Terre, un visione limitata della stessa capacità progettuale, spesso imprigionata in una visione vernacolare dell’identità collettiva storicamente sedimentata. Mi sembra in alcuni momenti che l’architettura nelle Puglie sia solo un composto di trascinamento della sua storia recente. Appare in molti casi,  del carente dibattito in corso,  una sorta di rifiuto del “moderno”. E’ evidente in molti, una poca considerazione della “ragione” progettuale, visto anche  i risultati delle urbanizzazioni recenti: la città contemporanea, spesso si presenta deficitaria, diluita, impalpabile, con  luoghi e spazi urbani privi di qualità. E’ in questa direzione  sento molto la lezione di Gregotti, di Tintori e di Gabrielli, nel costruire capacità progettuale a partire dai valori “etici” dell’architettura e dell’urbanistica moderna , dal recupero del “senso” della storia e del suo rapporto con il territorio, nell’orizzonte di “lunga durata” degli insediamenti che  Fernad Braudel ci ha lasciato in eredità. 
francesco maiorano</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Le idee  e i propositi espressi da Salgado sulla “governance” di una città, area metropolitana come Lisbona, sono di grande interesse. In breve riassumono le visioni e le lezioni che ho appreso negli anni trascorsi studiando e lavorando a Venezia e a Milano.<br />
Del ragionamento sviluppato nell’intervista mi sembra di un certo interesse rilevare tre argomentazioni:<br />
 Il primo: il rapporto tra sviluppo locale  e funzioni urbane. E’ questo un tema molto caro a personalità sensibili che “ragionano” con razionalità sulla rigenerazione urbana e sulla riqualificazione ambientale del territorio. In Puglia, ad esempio, nonostante molti buoni propositi di programmazione e avanzate leggi sul governo del territorio, il dibattito sviluppato attorno alle città capoluogo derivanti dai Piani strategici d’area vasta è stato poco “edificante” e per niente strategico, dove normalmente è prevalsa una visione generale a dir poco “provinciale” degli attori locali, carente proprio nel rapporto tra sviluppo, forma e funzioni urbane.<br />
- Il secondo punto di interesse,  mi sembra la volontà  politica, di guardare al patrimonio pubblico come  risorsa, si economica ma soprattutto strategica, nell’interesse della collettività, quindi non solo fattore per aumentare la liquidità finanziaria o ridurre debiti di bilancio. E’ evidente una condizione socioeconomica avanzata di tutti gli attori sociali.<br />
- Infine mi sembra rilevante la proposizione e il ruolo dell’ all’architettura contemporanea quale elemento distintivo della città.  Questo è altro tema che riassume, nelle mie Terre, un visione limitata della stessa capacità progettuale, spesso imprigionata in una visione vernacolare dell’identità collettiva storicamente sedimentata. Mi sembra in alcuni momenti che l’architettura nelle Puglie sia solo un composto di trascinamento della sua storia recente. Appare in molti casi,  del carente dibattito in corso,  una sorta di rifiuto del “moderno”. E’ evidente in molti, una poca considerazione della “ragione” progettuale, visto anche  i risultati delle urbanizzazioni recenti: la città contemporanea, spesso si presenta deficitaria, diluita, impalpabile, con  luoghi e spazi urbani privi di qualità. E’ in questa direzione  sento molto la lezione di Gregotti, di Tintori e di Gabrielli, nel costruire capacità progettuale a partire dai valori “etici” dell’architettura e dell’urbanistica moderna , dal recupero del “senso” della storia e del suo rapporto con il territorio, nell’orizzonte di “lunga durata” degli insediamenti che  Fernad Braudel ci ha lasciato in eredità.<br />
francesco maiorano</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Riportiamo l&#8217;attenzione sui principi etici del costruire di Saverio Perrone</title>
		<link>http://www.antonioangelillo.it/2009/11/22/riportiamo-lattenzione-sui-principi-etici-del-costruire/comment-page-1/#comment-2526</link>
		<dc:creator>Saverio Perrone</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 19:15:20 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.antonioangelillo.it/?p=400#comment-2526</guid>
		<description>Ciao Antonio, condivido tanto di quello che dici ed in particolare credo la sostenibilità dell'edificio in Italia sia solo un pensiero professionale e culturale,poco stupendo,ma tanto di moda.Insomma un pensiero all'italiana utile " per appagare i senzi di colpa di una società tendenzialmente iniqua". E credo che sia difficile che gli architetti lascino da parte i modelli formlistici tipo star system anche perchè sono i committenti che li pretendono per nascondere altre cose, e purtroppo loro ci mettono i soldi,mandando a farsi benedire i principi etici del costruire.Certe volte anche per questo mi sento socialmente inutile. Chiuso l'argomento, ma non dovevi venire dalle mie parti?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Antonio, condivido tanto di quello che dici ed in particolare credo la sostenibilità dell&#8217;edificio in Italia sia solo un pensiero professionale e culturale,poco stupendo,ma tanto di moda.Insomma un pensiero all&#8217;italiana utile &#8221; per appagare i senzi di colpa di una società tendenzialmente iniqua&#8221;. E credo che sia difficile che gli architetti lascino da parte i modelli formlistici tipo star system anche perchè sono i committenti che li pretendono per nascondere altre cose, e purtroppo loro ci mettono i soldi,mandando a farsi benedire i principi etici del costruire.Certe volte anche per questo mi sento socialmente inutile. Chiuso l&#8217;argomento, ma non dovevi venire dalle mie parti?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Riportiamo l&#8217;attenzione sui principi etici del costruire di Saura</title>
		<link>http://www.antonioangelillo.it/2009/11/22/riportiamo-lattenzione-sui-principi-etici-del-costruire/comment-page-1/#comment-2525</link>
		<dc:creator>Saura</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 11:34:01 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.antonioangelillo.it/?p=400#comment-2525</guid>
		<description>Loos dice:
"Cercare la bellezza nella sola forma e non farla dipendere dall' ornamento: questa è la meta a cui tende tutta l' umanità"
Rispondo così all' utilizzo degli elementi presenti in natura.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Loos dice:<br />
&#8220;Cercare la bellezza nella sola forma e non farla dipendere dall&#8217; ornamento: questa è la meta a cui tende tutta l&#8217; umanità&#8221;<br />
Rispondo così all&#8217; utilizzo degli elementi presenti in natura.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Riportiamo l&#8217;attenzione sui principi etici del costruire di Daniele Cappelletti</title>
		<link>http://www.antonioangelillo.it/2009/11/22/riportiamo-lattenzione-sui-principi-etici-del-costruire/comment-page-1/#comment-2524</link>
		<dc:creator>Daniele Cappelletti</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 15:05:37 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.antonioangelillo.it/?p=400#comment-2524</guid>
		<description>Sono del tutto in sintonia con le idee esposte in materia si sostenibilità. Purtroppo si sta diffondendo un’ idea distorta di risparmio energetico: ossia la concezione che l’edificio per essere sostenibile deve essere dotato di una serie di attributi tecnologici ( pannelli solari, griglie, sensori di temperatura… ) che in realtà non fanno altro che aumentare i costi di costruzione, di trasporto dei materiali, di manutenzione e di smaltimento. Credo che l’ idea di sostenibilità sia stata fagocitata dall’ estetica High-tech, la quale dopo il successo degli anni Ottanta e Novanta , sembra oggi ritrovare un senso in termini di efficacia comunicativa e di consumabilità, proprio grazie alla sensibilità crescente nei confronti del risparmio energetico. 

Non stupisce dunque  che l’ uomo della strada , abituato alla comunicazione diretta e immeditata tipica della nostra società,  associ più facilmente il concetto di sostenibilità energetica all’ immagine di un “modernissimo” edificio in acciaio e vetro, ricoperto di pannelli solari e griglie, e dotato di ogni tipo di congegno elettronico che lo faccia sembrare avanzato e tecnologico. Sembra quasi ricorrere, nell’ immaginario comune, l’ estetica dell’ elettronica di consumo: quella dei computer con le numerose “periferiche” attaccate per migliorare prestazioni e possibilità d’ utilizzo. 

Certo è difficile far capire a questo stesso uomo della strada che una capanna fatta con mattoni di terra cruda in uno sperduto villaggio africano è molto più sostenibile dell’ edificio dotato delle ultime tecnologie. 

La vera sostenibilità va ricercata, paradossalmente, più nel passato che nel futuro: ogni edifico storico, grazie allo spessore delle pareti è dotato del più efficace ed economico sistema di riduzione dei consumi: l’ inerzia termica. Se poi ci aggiungiamo, come hai scritto tu, lo studio dell’ irraggiamento solare e l’ attenzione alla ventilazione naturale, abbiamo tutti gli elementi per progettare un edificio sostenibile. 

Per valutare correttamente la sostenibilità energetica degli edifici non basta considerare i consumi di esercizio, ma è necessario considerare il “life cycle cost”, ossia i consumi legati all’ intero ciclo di produzione, di esercizio e di demolizione dell’ edificio. Vanno quindi considerati i consumi legati all’ estrazione delle materie prime, alla lavorazione dei prodotti, al trasporto in cantiere, alla costruzione, alla manutenzione dell’ edificio fino allo smaltimento finale. Questo è un calcolo molto complesso ma si capisce intuitivamente che sull’ edifico dotato delle più avanzate tecnologie per la riduzione dei consumi energetici incidono notevolmente i costi di produzione, di trasporto e di smaltimento di quegli stessi dispositivi che servono a ridurre i consumi.

Ben vengano quindi articoli come il tuo, capaci di sensibilizzare i lettori nei confronti della vera sostenibilità.

Ci vuole grande attenzione quando si parla di queste tematiche, o come hai scritto nel titolo, più etica. Mi viene in mente l’ esempio dei biocarburanti che un paio di anni fa sembravano la soluzione miracolosa ai problemi del mondo e che nel giro di qualche anno hanno provocato problemi ben maggiori. La riconversione forzata di migliaia di ettari, per produrre i biocarburanti, ha fatto schizzare i costi di prodotti agricoli come il grano, contribuendo alla bolla speculativa delle materie prime nei mercati azionari, e creando effetti devastanti soprattutto nei paesi poveri. Inoltre mi sembra davvero perversa l’ idea che si produca del cibo, in un mondo ancora incapace di sfamare ogni essere umano, per alimentare le macchine e i suv.

Ancora più perversa è la logica con cui oggi vengono cannibalizzate le tematiche della sostenibilità energetica per aumentare i consumi o per ripulire la percezione mediatica di aziende e prodotti. E’ quel fenomeno che ha preso il termine di “Greenwashing” : lo si ritrova  ad esempio in molte pubblicità di aziende petrolifere, che associano i propri prodotti a immagini idilliache di ambienti naturali incontaminati.  La stessa cosa avviene nel campo dell’ edilizia e dell’ architettura: spesso il richiamo alla sostenibilità diventa soltanto uno strumento per vendere e consumare di più.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono del tutto in sintonia con le idee esposte in materia si sostenibilità. Purtroppo si sta diffondendo un’ idea distorta di risparmio energetico: ossia la concezione che l’edificio per essere sostenibile deve essere dotato di una serie di attributi tecnologici ( pannelli solari, griglie, sensori di temperatura… ) che in realtà non fanno altro che aumentare i costi di costruzione, di trasporto dei materiali, di manutenzione e di smaltimento. Credo che l’ idea di sostenibilità sia stata fagocitata dall’ estetica High-tech, la quale dopo il successo degli anni Ottanta e Novanta , sembra oggi ritrovare un senso in termini di efficacia comunicativa e di consumabilità, proprio grazie alla sensibilità crescente nei confronti del risparmio energetico. </p>
<p>Non stupisce dunque  che l’ uomo della strada , abituato alla comunicazione diretta e immeditata tipica della nostra società,  associ più facilmente il concetto di sostenibilità energetica all’ immagine di un “modernissimo” edificio in acciaio e vetro, ricoperto di pannelli solari e griglie, e dotato di ogni tipo di congegno elettronico che lo faccia sembrare avanzato e tecnologico. Sembra quasi ricorrere, nell’ immaginario comune, l’ estetica dell’ elettronica di consumo: quella dei computer con le numerose “periferiche” attaccate per migliorare prestazioni e possibilità d’ utilizzo. </p>
<p>Certo è difficile far capire a questo stesso uomo della strada che una capanna fatta con mattoni di terra cruda in uno sperduto villaggio africano è molto più sostenibile dell’ edificio dotato delle ultime tecnologie. </p>
<p>La vera sostenibilità va ricercata, paradossalmente, più nel passato che nel futuro: ogni edifico storico, grazie allo spessore delle pareti è dotato del più efficace ed economico sistema di riduzione dei consumi: l’ inerzia termica. Se poi ci aggiungiamo, come hai scritto tu, lo studio dell’ irraggiamento solare e l’ attenzione alla ventilazione naturale, abbiamo tutti gli elementi per progettare un edificio sostenibile. </p>
<p>Per valutare correttamente la sostenibilità energetica degli edifici non basta considerare i consumi di esercizio, ma è necessario considerare il “life cycle cost”, ossia i consumi legati all’ intero ciclo di produzione, di esercizio e di demolizione dell’ edificio. Vanno quindi considerati i consumi legati all’ estrazione delle materie prime, alla lavorazione dei prodotti, al trasporto in cantiere, alla costruzione, alla manutenzione dell’ edificio fino allo smaltimento finale. Questo è un calcolo molto complesso ma si capisce intuitivamente che sull’ edifico dotato delle più avanzate tecnologie per la riduzione dei consumi energetici incidono notevolmente i costi di produzione, di trasporto e di smaltimento di quegli stessi dispositivi che servono a ridurre i consumi.</p>
<p>Ben vengano quindi articoli come il tuo, capaci di sensibilizzare i lettori nei confronti della vera sostenibilità.</p>
<p>Ci vuole grande attenzione quando si parla di queste tematiche, o come hai scritto nel titolo, più etica. Mi viene in mente l’ esempio dei biocarburanti che un paio di anni fa sembravano la soluzione miracolosa ai problemi del mondo e che nel giro di qualche anno hanno provocato problemi ben maggiori. La riconversione forzata di migliaia di ettari, per produrre i biocarburanti, ha fatto schizzare i costi di prodotti agricoli come il grano, contribuendo alla bolla speculativa delle materie prime nei mercati azionari, e creando effetti devastanti soprattutto nei paesi poveri. Inoltre mi sembra davvero perversa l’ idea che si produca del cibo, in un mondo ancora incapace di sfamare ogni essere umano, per alimentare le macchine e i suv.</p>
<p>Ancora più perversa è la logica con cui oggi vengono cannibalizzate le tematiche della sostenibilità energetica per aumentare i consumi o per ripulire la percezione mediatica di aziende e prodotti. E’ quel fenomeno che ha preso il termine di “Greenwashing” : lo si ritrova  ad esempio in molte pubblicità di aziende petrolifere, che associano i propri prodotti a immagini idilliache di ambienti naturali incontaminati.  La stessa cosa avviene nel campo dell’ edilizia e dell’ architettura: spesso il richiamo alla sostenibilità diventa soltanto uno strumento per vendere e consumare di più.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
</rss>
